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democrazia, futuro, In Italia

Post democrazia

La democrazia è il migliore dei sistemi possibili? Per l’Occidente la risposta è ovviamente affermativa, dato che sul concetto di democrazia ha costruito la sua forza e legittimazione, sentendosi spesso in dovere di esportare il modello democratico al di fuori dei propri confini là dove esso era assente. Ma non mancano le voci di dissenso, anche e soprattutto all’interno degli stessi Paesi democratici. Nel 2004  lo scrittore Massimo Fini è stato autore di un saggio dal titolo emblematico “Sudditi. Manifesto contro la Democrazia” (ed. Marsilio), in cui descrive la democrazia come un regime di minoranze organizzate e di oligarchie politiche economiche e criminali.

Il dibattito in Italia è tornato d’attualità proprio in questi giorni, quando diversi giornalisti e politici hanno parlato di attacco alle istituzioni democratiche a proposito del neo governo Monti, rappresentante – a loro dire – di una tecnocrazia finanziaria non eletta direttamente dal popolo, anche  se nominata da un capo dello Stato e appoggiata da parlamentari eletti. In molti ne hanno messo in dubbio la legittimità.

Altri invece hanno espresso perplessità crescenti sul valore di un voto popolare sempre più disinteressato alla politica (cresce l’astensionistmo). Federico Fubini e Danilo Tainon, nell’articolo di apertura del nuovo inserto culturale domenicale del Corriere della Sera, si chiedono se non possano essere introdotti dei meccanismi di compensazione sul valore del voto tali da premiare la bassa età anagrafica. Nello specifico si avanza la proposta di dare un peso diverso al voto delle urne, così che se la scheda di un sessantenne vale 1, quella di un trentenne può valere 1,1 e quella di un ventenne magari 1,2.  L’idea è provocatoria ma si pone il concreto problema di incentivare la natalità e di premiare le politiche per le generazioni future, in un contesto dove l’influenza politica dell’elettorato anziano (ad es. nella difesa delle pensioni) è assai più rilevante di quello giovanile.

Un’altra idea di democrazia potrebbe puntare all’ampliamento dei requisiti necessari per poter votare, oltre al semplice compimento della maggiore età. Il diritto al voto andrebbe “meritato” attraverso la dimostrazione di una conoscenza di base delle leggi fondamentali dello stato e del funzionamento dei suoi organi istituzionali.

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